Come smascherare le bufale in Rete (e nel NewsFeed), secondo Facebook

Facebook, nell'ambito di una strategia volta a combattere la diffusione virale delle bufale in Internet e (in particolare) sulla sua piattaforma, ha pubblicato un decalogo di consigli per aiutare l'utente a smascherare le notizie false.

Come smascherare le bufale in Rete (e nel NewsFeed), secondo Facebook

Facebook, è notorio, sta lavorando da tempo all’implementazione di funzionalità (es. un algoritmo) che permettano all’utente di scoprire, e segnalare (tramite un pulsante), la falsità di alcune notizie definite, appunto, “bufale”: nel frattempo, lo staff di Mark Zuckerberg ha pubblicato – nella sezione “Assistenza” (Help) del suo sito istituzionale – una sorta di decalogo per smascherare le notizie false che compaiono nel proprio NewsFeed.

Innanzitutto, spiega Facebook, per scoprire se una notizia sia falsa o meno, è buona cosa analizzare l’url del sito citato: a volte, i siti fonti di bufale si richiamano all’indirizzo di un sito affermato realmente esistente, rispetto al quale operano solo piccole sostituzioni. Un esempio? Il sito “satirico” il Giormale che propone una M al posto del binomio RN presente nel quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.

Un altro elemento iniziale da considerare è il titolo di un articolo: quasi sempre, le bufale sono contraddistinte da titoli scritti in maiuscolo, con tanti punti esclamativi (per suscitare emozioni), e toni roboanti, o eccessivi. Oltre al titolo di una notizia, è bene vedere se quest’ultima sia stata distribuita/scritta da una fonte nota, ed attendibile: in caso dubbio, tornerà utile dare uno sguardo alla sezione “about us”, o “informazioni”, del portale in questione.

Qualora venga raccontato un fatto, all’interno di una notizia, è bene scoprire se anche altre fonti (attendibili) abbiano riportato quella vicenda: in caso contrario, è opportuno porsi delle domande. Se, invece, si tratta di una sequenza di fatti, il controllo deve riguardare anche la sequenza delle date di questi ultimi: sono realistiche, hanno una cronologia logica?

Nell’eventualità di una notizia particolare, l’utente prudente – prima di condividere – analizzerà le fonti e le prove di una particolare notizia: ci sono? Sono attendibili? Nell’eventualità che siano generiche, se non addirittura omesse, è bene diffidare. Sempre restando in merito al controllo delle notizie, è importante fare un check-up anche all’estetica dell’articolo.

Nella fattispecie, Facebook raccomanda – in primis – di badare alla formattazione ed all’impaginazione del testo: qualora sia strana, e con diffusi errori, ciò può essere indice di scarsa professionalità e, quindi, di notizie false. Anche le foto, inoltre, sono da tener attenzionate: talvolta, per validare una notizia falsa, si fa ricorso a foto vere ma decontestualizzate. In casi di dubbio, quindi, è saggio cercare l’origine di una foto, e valutare il contesto iniziale nella quale quest’ultima sia stata usata.

Non meno importante, è d’uopo ricordare che – anche in Rete – esiste una cosa chiamata satira: alcuni siti, infatti, possono diffondere bufale con l’intento parodistico di stigmatizzare taluni aspetti della realtà. In tali frangenti, è necessario controllare se un dato sito sia più o meno noto per le sue parodie: un esempio, di cotal genere, è il portale satirico “Il Lercio” (che propone un layout grafico simile alla free press “LEGGO”).

Dulcis in fundo, lo spirito critico: Facebook propone di usarlo sempre, e di diffidare dal condividere notizie della cui veridicità non si sia pienamente convinti

Cosa ne pensa l'autore

Fabrizio Ferrara - Sulla lotta alle bufale da parte di Facebook, ne ho lette davvero tante nell'ultimo anno: si parla di algoritmi intelligenti, di machine learning, di intelligenza artificiale, di staff umano, come strumenti idonei ed integrati per segnalare all'utente la veridicità - o meno - di una tale notizia. Io sono sempre stato del parere che sia l'utente a dover capire se un fatto raccontato sia vero o no: in tal senso, trovo davvero utile che Facebook abbia pubblicato questo decalogo al quale, forse, avrebbe dovuto dare maggiore risalto.

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