Come inviare messaggi di posta elettronica (email) che si autodistruggono

Uno dei pregi principali di Snapchat è quello di consentire l'invio di messaggi che si autocancellano dopo la lettura. Anche su Gmail è possibile implementare una simile funzionalità, un po' da 007, a beneficio della propria sicurezza e privacy: ecco come.

Come inviare messaggi di posta elettronica (email) che si autodistruggono

Molto spesso, quando si vuole inviare una comunicazione che sia davvero sicura, si opta per Snapchat, l’app tanto cara ai teenagers, nota (oltre che per i simpatici filtri) anche per la possibilità di inviare messaggi che si auto-distruggono dopo esser stati letti. Tuttavia, ad oggi, è ancora la mail il canale principale di comunicazione, attraverso cui viaggiano molte informazioni sensibili: come blindare, quindi, anche quest’ultima, in modo che possa inviare comunicazione da 007?

Un primo passaggio necessario, nell’ottemperare alla nostra esigenza di privacy è sicurezza, consiste nell’utilizzare Gmail, l’account di posta elettronica online messo a disposizione da Google, con tanto di webmail, a favore di quanti non intendono scaricare in locale la propria corrispondenza digitale. Dopo aver aperto un account presso tale operatore, il secondo passaggio consiste nel fare ricorso a Chrome, il browser superveloce realizzato sempre da Mountain View.

Il motivo di questa scelta non sta nella sua proverbiale rapidità nel caricare le pagine internet, ma nella possibilità di espandere le sue funzioni tramite le estensioni. Nel Chrome Web Store (accessibile anche dalle impostazioni del browser), è possibile reperire l’add-on, o estensione, che risponde al nome di “Snapmail“.

Quest’ultima, sviluppata dalla software house “Usepanda.com”, non necessita del riavvio del browser e risulta già attiva una volta entrati nella propria webmail googleiana: il suo funzionamento è molto semplice.

Per avvalersi dei messaggi usa e getta abilitati da Snapmail sulla propria casella Gmail, basta semplicemente aprire l’editor di una normale mail, e iniziare a scriverla, come di consueto, con tanto di oggetto chiarificatore. In essa, non bisognerà inserire molto testo, dacché il tempo offerto al destinatario per la lettura è molto poco, appena 60 secondi: meglio utilizzarla, quindi, per comunicare informazioni importanti, come ad esempio le password, o le credenziali di accesso ad un sito.

La missiva, una volta scritta, potrà essere spedita cliccando il pulsante “Snapmail”, accanto al consueto “Invia”: da quel momento, la propria mail verrà criptata con l’algoritmo militare AES, sulla base di una chiave che, generata dal proprio browser, sarà disponibile solo al destinatario della comunicazione (in caso di intercettazione “man-in-the-middle”, il testo non sarà leggibile, e nemmeno i dipendenti di Usepanda potranno curiosarvi). 

Quest’ultimo riceverà, in mail, un messaggio nel quale lo si avvisa di aver ricevuto una Snapmail, che potrà consultare per 60 secondi, con relativo link che porterà ai server Snapmail, ove il messaggio verrà temporaneamente ospitato (criptato), per poi esser rimosso – definitivamente – alla fine del tempo di lettura concesso.

A partire dal quel momento, il nostro interlocutore avrà ancora il messaggio ricevuto dal mittente, con il relativo link, ma questi porterà – presso i server di Snapmail – a imbattersi in un post-it “vuoto”, a sancire che la lettura di quel contenuto non è possibile una seconda volta (con buona pace anche di chi dovesse aver ottenuto l’accesso alla nostra o all’altrui webmail).

Fabrizio Ferrara

Cosa ne pensa l'autore

Fabrizio Ferrara - Considerando la sicurezza che contraddistingue chi ci fornisce i servizi internet, e non parlo di un brand in particolare, utilizzare qualche cautela in più non è una cattiva idea. I messaggi usa e getta di Snapmail possono assolvere a una vasta gamma di utilizzi, tra i quali quello del comunicare le password è solo uno. Tuttavia, è sempre bene ribadire che di questo strumento va fatto un uso accorto e ragionato, e che non va mai utilizzato per spedire comunicazioni delle quali - a posteriori - ci si potrebbe pentire.

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