Come scegliere un preamplificatore microfonico

Un preamplificatore è uno strumento indispensabile in studio. in commercio se ne trovano parecchi con prezzi che oscillano da una cinquantina di euro fino ad alcune migliaia. Ma quali sono le loro caratteristiche importanti il preamplificatore?

Come scegliere un preamplificatore microfonico

Il preamplificatore è un apparecchio che alza il livello di segnale prodotto da un microfono, che si tratti di un dinamico oppure di un condensatore, e deve farlo introducendo il minimo indispensabile di distorsione e soprattutto senza aggiungere rumore di fondo. Ci sono delle differenze importanti tra un preamplificatore economico ed uno costoso e di alta qualità, che si apprezzano non tanto quando si impiega lo strumento in maniera moderata, ma quando lo si porta verso i suoi limiti.

Un preamplificatore di bassa qualità ed uno ottimo spesso hanno prestazioni piuttosto simili, se vengono fatti funzionare non sotto sforzo, ma già se si incrementa il gain o il volume, quello di qualità continua a mantenere le sue prestazioni invariate, cioè non introduce fruscio, ronzio e soprattutto non distorce; uno scadente invece, oltre a non garantire che i decibel di guadagno siano quelli di targa, tende a introdurre rumori di fondo e a distorcere il segnale spesso in maniera irreparabile, in particolare con fenomeni di clipping, rovinando lo spettro armonico del microfono.

Fra le caratteristiche che deve avere un amplificatore troviamo la presenza dell’alimentazione phantom, che deve essere di 48 volt, un controllo di gain e di volume lineare e sensibili, cioè deve essere possibile apprezzare l’incremento dello spettro armonico senza che però il suono venga rovinato, la possibilità di scegliere tra una attenuazione fine ed una a blocchi di -20 decibel e soprattutto deve montare dei connettori di prima qualità, in particolare gli xlr, che sono i connettori per i microfoni.

Quali controlli, ingressi e uscite deve avere un preamplificatore

Un buon preamplificatore deve essere dotato di una discreta quantità di controlli, in particolare i toni per esaltare le varie componenti dello spettro, che però non devono spingere i pop e le sibilanti rendendole fastidiose. Si trovano anche controlli di compressione, per mantenere in dinamica il segnale, e quelli più apprezzati sono a jfet e ottici. I secondi sono comunque in media più silenziosi e con un suono migliore.

Devono essere estremamente stabili, cioè toccando il cavo non si devono produrre scossoni e rumori. Si trovano sia con connettori separati XLR e TRS che con il combinato, ma in questo caso spesso la qualità è più bassa, e questi si trovano montati su oggetti di qualità minore.

I connettori di uscita devono essere sia XLR che TRS, separati, meglio se con accoppiamanto a trasformatore, per una questione di rumore di fondo. In generale uscite USB e digitali in genere sono poco diffuse sui preamplificatori e spesso sono indice di prestazioni limitate. Molti preamplificatori di fascia bassa montano direttamente una sezione digitale per essere attaccati al computer. Quelli buoni invece hanno funzioni midi o USB per controllarli via consolle o col programma.

Marco Barsanti

Cosa ne pensa l'autore

Marco Barsanti - Personalmente io uso un preamplificatore valvolare Ivory 5060 della TL Audio, ma non lo spingo mai all'estremo, perché non è necessario. Inoltre non impiego i suoi controlli di colore perché è in generale poco opportuno agire su di essi prima di registrare. Comunque i controlli di compressione di questo preamplificatore sono piuttosto buoni e si possono utilizzare per correggere alcuni piccoli difetti della voce che viene registrata. In commercio ci sono comunque tantissimi preamplificatori a stato solido di buona qualità, ma se si va a campionare con una frequenza molto elevata c'è un rischio concreto di avere parecchio rumore di fondo, a meno che non si spendano cifre davvero considerevoli.

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